mercoledì 4 luglio 2012
La seconda prima volta
Esattamente come due anni fa: una felice rimpatriata. Subito dopo il crollo totale il "fico" ricompare. Una domenica mentre corro come una folle sulla mia mountain bike mi chiama Enrico. Una telefonata lunga 12 km, senza fiatone e con un sorriso largo da un'orecchio all'altro. Il fico mi comunica che il giorno dopo suona alla festa del piddì. Premetto: io non sono mai stata ad una festa, non dico dell'Unità, ma manco del piddì e mi son guardata dal chiedere se non fosse la stessa cosa per evitare la figura della cretina. Ad ogni modo ho sempre saputo (certe cose si sanno come i muri che hanno le orecchie) che durante queste feste si mangia (salsicce perlopiù), si beve (birra e vino perlopiù) e si ascoltano dei brevi concerti (non sempre felici). Accetto con entusiasmo anche perché, ma non sono sicura, spero in un lieto dopofesta. L'entusiasmo tende a scemare quando scopro con disappunto che neanche una delle mille persone che chiamo, messaggio, scrivo per chiedere di accompagnarmi dicano di si! Gulp! No, la festa del piddì a Punta non va decisamente per la maggiore (e mi dispiace per Enrico). Arriva la sera, titubo - ci vado, non ci vado, mi vergogno e se il "dopo" rimane una pia illusione?? Insomma, proprio all'ultimo momento acchiappo con forza quella misera voglia che ho - no, non della festa - e m'imbarco. Veleggio alla volta di Punta, mi aiuto con Annie Lennox che mi canta gioiosamente un "walkin'on broken glass" e quindi arrivo alla festa. Sgomento. Ci saran state giusto una ventina di persone in un parchetto che poteva contenerne più mille: una proporzione simile non aiuta. Mando un sms ad Enrico e quindi mi fiondo al banchetto della birra e col mio bel bicchiere colmo comincio a valutare la migliore posizione per godermi birra, concerto (di Enrico) senza dare nell'occhio. Essì, perché con così poca gente..come diavolo fai a passare inosservata? Guardandomi attorno per adocchiare eventualmente il fico, mi rendo conto di una cosa assai curiosa: sul palco c'è una band (la band di apertura) che come minimo è naif: canta di disoccupazione, precarietà e soliti problemi giovanili scimmiottando vagamente Steven Tyler; bassista e chitarrista si intrecciano ad un certo punto tra gambe, braccia e strumenti e, non so come, non siano caduti, visibilmente forzati. 'Na tragedia!! quasi di fronte, su un altro lato, un tipo dall'età, volto e umore indefiniti strimpella una tastiera cantando TUTTO il cantabile di De Andrè. Ora, va bene tutto, De Andrè al piddì ci starebbe ma...lo stridore tra le due cose è veramente insostenibile, tanto più che al pianobarista dall'aria truce, pare abbiano alzato l'audio delle casse in maniera assurda. Al momento in cui Enrico sale sul palco il mio bel musicista preferito, con la sua aria timidosa e scanzonata non manca di far notare questo stridore salutando il suo alter ego che beatamente se ne frega e continua ad alzare sempre più i toni del suo De Andrè - nonostante il fico fosse su un palco rialzato e quello in basso, nonostante gli altri strumenti e quello da solo, nonostante l'impianto potente e altrettanta voce...quello di più. Piano piano la gente scema..il concerto finisce - di entrambi: De Andrè contro Enrico, una bella lotta. Non so cosa fare, non c'è anima viva DEVO andar via prima di sembrare una povera pazza abbandonata lì come un sacco di patate. E a questo punto la serata peggiora: Enrico mi dice che mi raggiunge non appena terminati i conti e sbaraccato. La domanda a questo punto è d'uopo: e io nel frattempo che faccio? In preda all'ansia interiore deido di accendermi l'ennesima sigaretta camminando verso la macchina con una lentezza che neanche una tartaruga, una volta sul mezzo mi decido: vado a scoprire Punta by night. Mi fermo ad un bar, ordino una birretta rossa e constato che sono L'UNICA donna nel raggio di mille metri!! Benone, giacché non sono timida, no no. Purtroppo il fico si fa desiderare, mentalmente, trascorsa un'ora durante la quale avrei anche potuto strozzarlo e ho considerato quasi tutte le fughe del parquet ai miei piedi pur di evitare lo sguardo di tutti gli uomini attorno a me, lo mando a quel paese e mi dirigo a casa. E qui la legge di Murphy si rivela in tutta la sua prepotenza: non appena metto piede in casa Enrico mi messaggia per avvertirmi che si è liberato. Ma a quel punto la notte, per me, si è fatta giovane: volo di nuovo a Punta per poi...ed è meglio terminarla qui. Bellissima notte come quella di due anni fa.
venerdì 22 giugno 2012
Benvenuta estate
Come da scaletta ragionata, ho pensato di dare il benvenuto al nuovo solstizio attraverso la prima cena con amiche sul mio terrazzo. Ne sono così orgogliosa!!! E' stato tutto bellissimo. Mister Pinocchio ha continuato a mandarmi messaggi di buon augurio della serata, con tono patetico. - Eh no, bambino, mai e poi mai ti avrei invitato. Questa mattina mi chiede com'è andata e gli rispondo con una foto ma...in verità gli avrei mandato più questa. Mi sembra appropriata.
Benvenuta estate!!
Benvenuta estate!!
lunedì 18 giugno 2012
La scaletta di sopravvivenza
Per rialzarsi dalle proprie ceneri credo che lo strumento di pianificazione ragionata sia molto salutare. Ho scritto sul mio taccuino una serie di cose da fare di tipo pratico per la separazione (contattare avvocato, colloquio preliminare, etc.) e una serie di buone abitudini per imparare a vincere le mie paure. Tra le cose da depennare c'è la sana abitudine di uscire almeno un paio di volte alla settimana.
Per questo motivo sabato pomeriggio mi sono ritrovata a Bologna con una (molto meno di) amica e con altre persone catapultata in un mondo pieno di fascino che sarebbe stato così 15 anni fa.
C'è voluta una serata piena di persone piuttosto bevute, ballerine e goderecce, con una dose di sfacciataggine di cui sono - ebbene si - sprovvista per capire che, no, non è quello che desidero. Ad un certo punto della serata, verso la fine, mi son ritrovata davanti al bancone del bar a chiedere una birra ad una ragazza di una bellezza straordinaria, lei mi ha dimostrato tutto il suo disgusto. Ho preso la mia birra, mi sono accesa una sigaretta e ho guardato la vita dalla mia prospettiva. E' necessario, a volte, prendere le cose con un po' di calma e, perché no?, compatirsi anche un po'.
Per questo motivo sabato pomeriggio mi sono ritrovata a Bologna con una (molto meno di) amica e con altre persone catapultata in un mondo pieno di fascino che sarebbe stato così 15 anni fa.
C'è voluta una serata piena di persone piuttosto bevute, ballerine e goderecce, con una dose di sfacciataggine di cui sono - ebbene si - sprovvista per capire che, no, non è quello che desidero. Ad un certo punto della serata, verso la fine, mi son ritrovata davanti al bancone del bar a chiedere una birra ad una ragazza di una bellezza straordinaria, lei mi ha dimostrato tutto il suo disgusto. Ho preso la mia birra, mi sono accesa una sigaretta e ho guardato la vita dalla mia prospettiva. E' necessario, a volte, prendere le cose con un po' di calma e, perché no?, compatirsi anche un po'.
giovedì 7 giugno 2012
Silenzio, cala il sipario
Ad un osservatore attento sarà capitato certamente di chiedersi perché il sole continui a sorgere dopo un momento veramente brutto che ti fa capire che ieri non tornerà più. L'interrogazione non può avere risposta, credo, se non quella di attendere il tempo, tendere l'orecchio, focalizzare lo sguardo. Ogni senso deve essere impiegato al massimo per cercare qualcosa tra le pieghe di un giorno, una settimana, un anno, degli anni che vanno avanti inesorabilmente, facendoti capire che tu sei una mera casualità.
lunedì 28 maggio 2012
Benvenuta primavera
Quando hai le farfalle allo stomaco, quando stai bene ma sei logorata dai dubbi, quando scruti l'oggetto del tuo desiderio o pensi a lui continuamente, vengono in mente robe strane. E il 21 marzo, primo giorno di primavera, decido di festeggiare l'evento in maniera particolare. Giornata di roba mondiale al lavoro, lui mi chiede di uscire insieme, senza specificare alcunché. Ore 18.30, vado verso il parcheggio inciampando nei miei stessi piedi, guido imprecando con in testa la perfetta pianificazione dei 30 minuti entro i quali dovrò: spogliarmi, rispondere al telefono che non smette di squillare, lavarmi, decidere cosa mettermi (COSAMETTERMI - sarà la parola chiave), vestirmi, truccarmi un minimo e quindi rotolare di sotto. Fatto tutto - e mettiamoci un goccino di vino e sigaretta per darmi la parvenza di tranquillità. Arrivo alla sua macchina: vestita col cappotto da teatro, bocca rosso fuoco, tacco alto. Ovviamente lui non fa i salti di gioia che farebbe se avessi gli anfibi ai piedi - dio bòn, gli uomini!! Mi infilo in macchina, lui: "Allora, amore, dove andiamo?" "Dove vuoi, caro, ma consiglio non in luogo pubblico. Sai, ho avuto poco tempo e quindi..non ho potuto indossare altro che questo.." E con gesto assolutamente studiato (ah, Marilyn..se potessi vedermi) ho aperto il cappotto facendo intravedere la leggerissima sottoveste ovvero l'unico indumento. Reazione: si ingrana la marcia, si parte a razzo e..una serata magica. La nostra ultima.
Con questo ti metto definitivamente nel cassetto dei ricordi.
Con questo ti metto definitivamente nel cassetto dei ricordi.
venerdì 25 maggio 2012
La prima volta bella
Il primo appuntamento nel quale sai, senza alcun dubbio, che conoscerai biblicamente un uomo è un vero inferno. Si comincia dal principio: problema 1. i peli; adesso mi rado dappertutto e lui però capirà che non vado da un'estetista mai, che non faccio cerette, si accenderà un fiammifero sul mio polpaccio; problema 2. l'intimo, questo caro amico indeciso, calze comprese (questo già è in fibrillazione, se scopre che porto il reggicalze gli viene una sincope subito); problema 3. abbigliamento. Sportivo? fa troppo nonmenefreganiente. Elegante? fa troppo sonounavamp (o una sciura a seconda della sobrietà). Non sono problemi da poco questi. Io mi sono tolta il pensiero e ho optato per la depilazione (veloce) del pelo residuo con dose massiccia di creme e olii per ridurre l'attrito ed evitare inutili incendi; intimo senza pizzi e merletti, molto liscio ma..mi concedo un balconcino che arraperebbe un bradipo, e...calzettoni UAH AH AH - si capirà poi; abbigliamento sportivo ovvero jeans, maglioncino e anfibi (da cui i calzettoni) - inutile dire che per quest'ultimo accessorio è andato completamente fuori di testa. Devo ancora capire la legge non scritta che sottintende al sexy degli anfibi..devo capirla presto per evitare l'autodistruzione con i tacchi.
Niente trucco, eh certo, mica vorrò sembrare pierrot nel bel mentre dell'amplesso?? - benché mi aspettassi proprio qualcosa di molto soft (ah, quanto mi sbagliavo..).
I problemi veri continuano: avviene la parte cruciale, cosa devo "fare" o evitare la prima volta? La domanda è necessaria perché non si vuole dare un'impressione sbagliata la prima volta. Ma quale sarebbe l'impressione giusta? Dar di sé l'immagine della godereccia o la verginella dolce e sospirante? Ahimé, in questo senso la mia volontà può poco: non riesco ad essere mai calma e pacata, figuriamoci in quel frangente.
La premessa è stata questa ma la mia prima volta con lui è stata grandiosa, magica, frenetica, appagante, sorprendente. Unica. La migliore prima, seconda, terza, quarta, quinta, ....ennesima volta della mia vita.
Niente trucco, eh certo, mica vorrò sembrare pierrot nel bel mentre dell'amplesso?? - benché mi aspettassi proprio qualcosa di molto soft (ah, quanto mi sbagliavo..).
I problemi veri continuano: avviene la parte cruciale, cosa devo "fare" o evitare la prima volta? La domanda è necessaria perché non si vuole dare un'impressione sbagliata la prima volta. Ma quale sarebbe l'impressione giusta? Dar di sé l'immagine della godereccia o la verginella dolce e sospirante? Ahimé, in questo senso la mia volontà può poco: non riesco ad essere mai calma e pacata, figuriamoci in quel frangente.
La premessa è stata questa ma la mia prima volta con lui è stata grandiosa, magica, frenetica, appagante, sorprendente. Unica. La migliore prima, seconda, terza, quarta, quinta, ....ennesima volta della mia vita.
mercoledì 23 maggio 2012
IL MIO CHIODO FISSO
A casa, momento di sconforto. In una giornata abbastanza impegnativa, mi giunge la notizia che il mio boss ha appena perso la sua compagna. Ma no, era vedovo.. Ma si, mi si informa, aveva una compagna. Ed è morta pure questa??? Lui aveva una compagna?!? - Fulmineo come un lampo il pensiero che un bel po' di sfiga si abbatta su questo gigante buono, poverino. Ok, provvederò a tutto io.
E, quindi, ricordo l'appuntamento saltato per portarlo in quel posto dalla carne buona per il quale aveva mostrato tanto entusiasmo. E' stato un attimo: crea messaggio, "come stai? spero bene. Stai tranquillo che oggi ho avuto tutto sotto controllo ed è andato tutto benissimo. sai, quel posto lì ha chiuso ma ne conosco un altro altrettanto buono, ti va bene lo stesso? a presto". Dopo meno di un minuto, ringtone e risposta disarmante: "mi sei mancata". Così, proprio così è cominciata. Il 15 febbraio l'ho portato all'osteria (o meglio lui, fisicamente, ci ha portato me). Il poverino non poteva sapere che a mezzanotte di quella sera scattava il momento del mio compleanno. La notiziona è stata svelata davanti ad un buon rum in un bel pub lì vicino. - Ci ho pensato e ripensato e non mi ricordo minimamente: come abbiamo fatto ad arrivare dall'osteria al pub? forse ci è occorso il teletrasporto.- All'uscita del pub, la neve, il ghiaccio, io stanca ed ubriaca (ebbra). Si ferma di botto, mi augura buon compleanno e mi bacia. Sulla bocca. Sulla bocca???? Ma è il boss!!! Fortunatamente l'alcool, la stanchezza, la paura di scivolare, la tristezza di un anno in più mi hanno bloccato i pensieri. Mi ha preso in braccio, come una principessa e mi ha portato senza sforzo alla macchina parcheggiata in piazza Kennedy (avevo un montone lungo come soprabito!! :-0). Ha aperto (con quale mano?) e mi ha adagiata sul sedile.
L'elemento più dolce.
Sotto casa il vero, morbido, vellutato, avvolgente bacio.
E la storia ebbe inizio...
Iscriviti a:
Post (Atom)
