martedì 16 agosto 2011

PERDUTAMENTE NOI


Mi dico, e adesso scrivo. Scrivo per non dimenticare una soglia del dolore talmente alta da richiedere l’eutanasia. Esattamente non so cosa stia facendo, a chi sto pensando, perché sono così terrorizzata. Ho dormito con un uomo..embé? ci sarebbero cose peggiori.. Nelle vene sento scorrere qualcosa che mi scuote, qualcosa di assolutamente odioso. Avere un altro nel cervello, sentirsi così tanto posseduta da avere paura di fare qualsiasi cosa perché, pensi, possa essere lì, dietro l’angolo, come un killer. Braccata. Un animale braccato. Ecco, cavolo, sono quattro ore che penso ad una definizione, nessuna andava bene ma nell’sms ho usato “animaletti spauriti”, che manco alla Disney!! Che perfetta imbecille. E poi, naturalmente, scatta il pensiero: avrà frainteso? Perché tante volte sono più gli uomini a porsi tutte quelle cappero di questioni che debbono definire qualunque cosa? Oppure segnano una specie di linea maginot oltre la quale “questa si sa innamorando” o “ecco lo sapevo dovevo moderare lo spago” o ancora, di più suggestive “adesso l’avrò sempre attaccata ai co..ni”. E così svapora qualunque, microscopica cosa di vagamente positiva sia successa. Ti senti tu, per prima, come una specie di cozza patella che vaga alla ricerca di uno scoglio per non finire in padella (che poi tanto, di riffa o di raffa, ci finisci lo stesso).
Perdutamente mio..che avverbio affascinante: perdutamente. E dio solo sa quanto mi si addica. Perduta. Ripeterei questa parola mille volte. Mille e mille ancora, come i baci di Catullo.
Catullo, come era l’amore ai tuoi tempi? Selvaggio ed animale o cortese e pudico? Credo che la religione abbia fatto molti danni nel frattempo, caro Catullo mio, e, ad oggi, non possiamo uscirne.

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