lunedì 28 gennaio 2013

La mente e i carciofi


Stanotte mi sono svegliata verso le 5 perché mi ha colpito vivamente il sogno che avevo appena fatto. Capita raramente che io ricordi così nitidamente i miei sogni e, siccome non volevo dimenticarlo, mi sono mentalmente fatta il riepilogo delle “key things” del sogno. Potete immaginare quanto ci sia rimasta male che dopo sole due ore, al mio risveglio, non mi sia ricordata neppure quelle?
Riflettevo sul fatto che il nostro cervello è proprio strano. Sembra, a volte, che vada per conto suo. La razionalità è un concetto che ho sempre capito come insieme di regole, somme di costi e benefici, etc. ai tempi delle lezioni di filosofia del liceo. Ma. La razionalità intesa come funzionalità cerebrale, come utilizzo espresso o prolungato della materia grigia, mi sfugge spesso nella vita quotidiana.
Per esempio: una delle cose che faccio più di frequente col pensiero è reagire metodicamente a certe cose attraverso un elenco meticoloso delle cose da fare e da non fare. Puntualmente ne faccio meno della metà. Leggo molti blog deliziosi e di vari argomenti e ho trovato che questa è un’abitudine tutta umana – anche tenendo conto che diversamente non potrebbe essere, visto che il raziocinio è un attributo che si affibbia ai soli viventi di questa specie.
Robe divertenti degli ultimi tempi? Una.
Ero in montagna qualche giorno fa, prendevo lezioni di snowboard con la maestra Luisa, una simpatica ferrarese prestata alle vette modenesi. Durante la risalita delle piste “baby” (si, sono ancora a quei livelli, embè?) mi fa notare quanto è tenero il mio accompagnatore. La mia secca risposta: “Si, ha molto da farsi perdonare”. E’ stato un attimo, quello, in cui mentre realizzavo che la lingua fosse andata più veloce del pensiero, lei si è illuminata e, facendomi rimanere come un carciofo romanesco, ha ribattuto “Brava! Così si fa!”  E, come qualche volta accade, ho pensato che ci vede molto più lungo il primo che passa rispetto a chi ci ha addirittura messo al mondo!! WOW!

lunedì 10 dicembre 2012

ABBAINI

Circa tre mesi fa sono stata per la prima volta in visita a Torino. Mi è sembrata una città splendida e mi ha ricordato particolarmente altre due città: Bari e Parigi. E' singolare che Torino assomigli proprio a due città che qualcuno definisce l'una come la piccola altra (Bari è considerata la piccola Parigi..bé...'somma!).
In effetti ciò che mi ha fatto pensare a casa sono stati certi palazzi enormi, molti dei quali stile Liberty - credo, ahimé non sono una grande esperta. Fondamentalmente vivendo adesso in un territorio ad alta densità di "stile medioevale" quando mi trovo in una città con palazzi degni di tale nome, alti, poderosi e dalle linee pulite ed eleganti mi impressiono sempre perché mi sento più "a casa" riconoscendo in pieno le caratteristiche della mia vita fino ad 8 anni fa.
Ma oltre ai palazzi imponenti ed elegantissimi ho notato una caratteristica tipica degli edifici nordeuropei (Parigi in particolare): GLI ABBAINI!!! Moltissimi dei palazzi del centro sono provvisti di abbaini e, dovete sapere, fu la prima cosa che mi colpì di Parigi quando ci andai la prima volta ben 23 anni fa!
      
   - Abbaini in Paris -                                                      Abbaini in p.za Veneto a Torino -

Ora, gli abbaini sono quelle stanze ricavate in alto di un edificio, praticamente sulle falde del cornicione. Spesso hanno quell'affascinante tettuccio a punta, a volte no.
Io, non so perché, ne sono terribilmente affascinata forse perché mi sembra che vivere lassù debba essere terribilmente romantico. Non sono sicura di averne mai visto uno all'interno ma mi piace immaginarlo come un posto piccolo, caldo, accogliente, bohemiénne, magari un po' barocco.
Ecco vorrei tanto vivere in un abbaino e quindi difficilmente da queste parti.
Mi chiedo: quanto spazio è giusto dare all'istinto che ci orienta verso tutto ciò che irrazionalmente ci piace?
L'abbaino, per me, rappresenta quello o c'è un motivo diverso che mi spinge verso una cosa tanto singolare?

mercoledì 5 dicembre 2012

PER IL MIO UOMO DEL FUTURO


In qualche modo quando ho avuto le mie storie più lunghe e importanti mi sono sempre stati fatti notare determinati miei comportamenti/atteggiamenti, tipo, particolari.  Ieri sera, riflettendo sui miei rapporti futuri, mi sono resa conto che sarebbe più agile per tutti se denunciassi preventivamente e in forma chiara e leggibile le mie “pecche” ufficiali che di sicuro non cambieranno mai: neanche se fosse Giorg il mio prossimo…

IO SONO QUELLA
-Io sono quella che se le fai un grattino sull’ascella o nell’interno coscia mentre si guarda un film rimane immobile a godersela (senza ricambiare minimamente) e che, se ti interrompi, comincia  a mugugnare “fammi, ti prego fammi” facendoti venire crampi e formicolii alle mani, ai polsi e alle braccia
-Io sono quella che quando si va in un posto nuovo ad un certo punto se vede un anfratto che considera bello e che non è proprio di strada, piglia e ci va mollandoti al tuo destino senza una parola. Ovviamente ciò comporta una seria caccia alla dispersa che magicamente riappare dicendo “vieni, ho scoperto una chicca!!”
-Io sono quella che la mattina si sveglia sempre presto, anche nei we e tutti i festivi, perché ho bisogno di star da sola a godermi litri di caffeina, sigarette e letture varie. Se mi parli sei un uomo morto!
- Io sono quella che quando le chiedi di star lì sul divano o a letto a farsi due coccole ci rimane per al massimo 10 minuti perché poi scalpita che vuole fare qualcosa (uscire, passeggiare, cucinare, ballare, etc.) rompendo così ogni possibilità di romanticismo indoor
- Io sono quella che se le fai un regalo importante comincia a chiederti “ma ce lo potevamo permettere?” “ ma sei sicuro che è vero questo certificato di garanzia?” “belli, ma…non hai mai notato che non porto gli orecchini?” “non sarebbe stato meglio un viaggio o un orologio?” “se questa pietra fosse stata un po’ più così sarebbe stato meglio” . Uccidendo quindi tutta la magia di una vera sorpresa..
- Io sono quella che per il motivo di cui sopra ti fa un elenco dettagliato (marche comprese) e in ordine di preferenza di tutti i regali che preferirebbe ricevere. Scrivo un vademecum su un foglio che poi inserisco nel portafogli del mio lui e, abbozzando, mi giustifico col fatto che vorrei evitare gli sprechi…
- Io sono quella che quando entriamo in un locale e deve fare pipì ti chiede sussurrando se: “per favore, chiedi tu dov'è la toilette, che io mi vergogno” (e lui, in genere, acconsente  malvolentieri)
- Io sono quella che a Natale si aspetterebbe un bel panettone salato fatto artigianalmente in un forno e a Pasqua un uovo di cioccolata fondente di quelli pieni di noccioline perché non mi piacciono i dolci e men che meno il cioccolato tranne quello.
- Io sono quella che se la porti al mare devi trovare un MARE PULITO con SPIAGGE NON AFFOLLATE perché devo nuotare e non cuocere al sole e divento una furia se sto troppo tempo sotto al sole.
- Io sono quella che se mi sono stravaccata sul divano inizia a chiederti “mi allunghi il bicchiere per favore giacché sei lì?, mi prendi un fazzolettino pure, scusa eh? Che, per caso, visto che sei già in piedi, mi prepari un cous cous veloce con pesce e verdure da mangiucchiare davanti alla tv?” (vivo di cose semplici e servitù)
- Io sono quella che quando si arrabbia prende la porta e va a farsi un giro anche in notturna. Il perché non lo so..sono fatta così
- Io sono quella che se sono col mio uomo e qualcuno mi manca di rispetto mi aspetto che lui intervenga difendendomi, elegantemente, e che se non dovesse farlo metto il muso e, in separata sede, lo aggredisco con una valanga di insulti molto precisi che vanno dal “coniglio” al “come cavolo fai a fare un lavoro di così grande responsabilità se non sai fare neanche questo?”. (cerco parecchio il principe azzurro con la spada sguainata o, come direbbero gli psicologi, ho un complesso di Edipo non risolto)
-Io sono quella che il venerdì mattina la devi svegliare con i giornali del giorno. E’ un’abitudine sulla quale non transigo.
- Io sono quella che se si fa bella e ti chiede “come sto?” e ottiene SOLO uno “stai bene” se la mena parecchio: il tappeto rosso lo hanno inventato, o no??
-Io sono quella che ti critica senza troppa delicatezza se sei vestito come un fighetto coi jeans attillati o con la tuta acetata che fa scintille o che (DIO NON VOGLIA) scopre un braccialetto o una catenina d’oro sul corpo del virile. In questo non ho pietà ma divento un agnellino docile e buono se decidi di affidarti a me al mio buon gusto.
- Io sono quella che se ti vede utilizzare uno stuzzicadenti in pubblico sicuro ti molla dopo 5 minuti dandoti dello zotico senza limiti. (Non intenderò mai vergognarmi del mio uomo e questo mi farebbe moooolto vergognare).
- Io sono quella che se hai deciso di vedere un film insieme NON PUOI, NON PUOI addormentarti durante (in caso di sgamo della palpebra abbassata o un accenno di russo do in genere una gomitata e se lui si giustificasse col solito “NON STAVO DORMENDO, GIURO!!” io comincio a chiedere il resoconto dettagliato sia visivo che sonoro dei precedenti 15 minuti). Non puoi, sempre durante il film, usare il cellulare o altro dispositivo..neppure se ti stanno rintracciando per un morto o un ferito. Perdere il filo di un film, per me, è GRAVISSIMO se non proprio un REATO.
- Io sono quella che ama andare per ricerche enogastronomiche e quindi bisogna che si ordini necessariamente cose diverse per fare il cambio del piatto a metà. (Quindi si astengano pure dal ruolo di aspirante fidanzato i timidoni o uomini con la sindrome della dieta).

ECCO.

giovedì 22 novembre 2012

TURKEY DAY

Allora, sono tre giorni che passo pomeriggi, sere e notti a cucinare zuppa di zucca per la festa di stasera: 22 novembre, quarto giovedì di novembre; per gli americani oggi è il famoso thanksgiving, la festa con la quale i Pellegrini del nord America ringraziarono i nativi in seguito allo sbarco del Myflower. A questo punto verrebbe da chiedersi, io, che cacchio c'entro? Praticamente nulla; ma da tre anni a questa parte ho un'amica insolita, pazza e stimolante che, guardacaso, è di New York e ha iniziato me e tante altre persone very social alla carinissima serata del TACCHINO!! Dunque, chiariamoci, durante questa festa ciascuno prepara le specialità americane che si usano in questa ricorrenza tradizionalmente (ed è tutto facile da reperire..meno, molto meno il wild rice) ma, c'è un ma..(come sempre).
La tradizione impone una superiore, imprenscindibile cosa: IL TACCHINO. Esso viene proposto come re della tavola di questo evento ed è GIGANTESCO: non è dato sapere come e quanto vengano nutriti questi, che più che altro sembrano VITELLI, sta di fatto che sono grandi quanto la sottoscritta e sottoposti ad una tale infarcitura che come minimo uno peserà 30-40 kg circa!! Cioè: si festeggia il tacchino (o NEL tacchino??)!! Ciò che non mi è chiaro di questa usanza è perché sia un povero pennuto un po' stupido a farla da padrone se la tradizione del primo giorno del ringraziamento parla di cervi sacrificati in gran quantità portati dai nativi ospitati dai Pellegrini. Ho cercato di darmi qualche risposta senza fare stupide ricerche su google: la tradizione del tacchino è sopraggiunta per evitare lo scempio dei cervi e per la maggiore reperibilità dei tacchini? Oppure i tacchini devono essere così giganteschi per ricordare, appunto, la dimensione ('AZZ) dei cervi? O forse, i tacchini sono assurti al trono della tavola perché rappresentassero i tronfi Pellegrini (siocchi come i pennuti) dai nativi che imbottendo il loro deretano, gonfiandoli come palloni e affettandoli di buzzo buono si potessero sfogare un po'?
A me, con tutte 'ste riflessioni mi pare proprio vi sia l'urgenza di indire anche la in Italia  "giornata del tacchino" .

martedì 6 novembre 2012

L'ammirazione per gli uomini

Oggi mi son fermata a ripensare  a ieri sera. Ero a cena, con Pinocchio, in un ristorante giappo-cine-thai. Si parlava di un sacco di cose: sua sorella che si vuole rifare il naso (ommioddio!!, ma son stata pregata di non far commenti), dell'origine celtica di Halloween, di ciò che Sandy ha provocato a New York, e robe così. Insomma, le conversazioni che io e pinocchio avevamo normalmente quando tutto sembrava più che normale, perfetto. Ma tra tutti questi argomenti interessanti, mi è sfuggita completamente una domanda: "perché continui a mandarmi mail, messaggi e segnali di mancanza o d'amore?" Lui, di rimando, mi dice "bé anche tu lo fai". E qui l'asino (e lo stupore) son cascati. Premesso che io al massimo se rispondo, e accade assai raramente, è per ricordargli che deve pagar qualcosa, ho dovuto scacciare ogni tipo di stimolo assassino nei suoi confronti. Per lui vige ANCORA la reciprocità. Cioè "ehy bambina, come mi hai amato tu ti ho amato pure io, come ti manco così mi manchi tu, etc.". Ma la realtà, quella non difettata da sostanze psicotrope che evidentemente assume a piene mani da sempre, avrebbe dovuto portare a reazione ben diversa!! Tipo "lo so, cara, hai ragione. dovrei smetterla, evitare di infastidirti o rievocare costantemente quegli zombie dei sentimenti che hai provato per farti respirare tranquilla. so che sbaglio, ti chiedo scusa."
Ebbene, alla luce di questo tipo di modo di fare io, devo confessarlo, AMMIRO GLI UOMINI: per il loro pensiero arzigogolato ma egoisticamente perfetto, nell'assoluta indifferenza dei sentimenti altrui, nella impassibilità delle convinzioni, nel riuscire a trasformare qualcosa di orrido in pura "romanticheria", a girare la frittata secondo le proprie necessità, nella filosofia spicciola che riescono ad infondere a qualunque gesto e/o opinione. Tutti con la verità in tasca, tutti agnellini docili ché tanto per la società le virago son le donne, mica loro. Loro sono "semplici", se sbagliano è perché sono meno attenti di noi donne, in fondo, perché sono leggeri e puri come i fanciulli, per questo sono spesso egoisti, come i bambini nei primi anni di età.
Loro amano sinceramente e lo fanno al di sopra di qualunque comportamento sbagliato o lesivo o offensivo nei confronti dell'amata.
Li ammiro perché riescono sempre ad anteporre se stessi a lei: le loro necessità, la ricerca di se stessi, la libertà (oh la libertà..).
Parliamo di quest'ultima: ho molte più amiche che vivono per conto loro, si pagano le bollette, lavano e stirano per se e per altri, vanno in giro per il mondo anche con prole al seguito, che sanno fare le cose da "donne" e da "uomini",  e invece ...GUARDA CHE CASO, PORCA MISERIA!!.. conoscerò si e no uno o due uomini che vivono da soli, senza delegare a tintorie/madri/padri/sorelle/fratelli/amiche/mogli etc. almeno una parte delle loro fatiche quotidiane, che escono da soli, che vanno a comprarsi i calzini!!
Dunque, caro maschietto, come la mettiamo?
Per quante parole tu possa spendere sulla tua presunta libertà e buona fede, onestamente a me non convinci per niente.
Cercasi amico gay, disperatamente.

mercoledì 31 ottobre 2012

trick or treat?


Ieri sera ero a lezione di inglese - ossia le mega-chiacchierate/risate/ubriacate in americano dalla mitica Liz - e, per la prima volta, ho scoperto la leggenda della Jack-o'-lantern. Avete presente la zucca spolpata, con gli occhi e la bocca intagliati e la candela dentro? Quella. Quella è la lanterna del mitico Jack, colui il quale si prese beffa del Diavolo. In particolare, la storia narra che il Diavolo si presentò a Jack, suppongo in sembianze umane, per portarlo all'inferno e quel simpaticone del nostro amico, fingendo di non credere all'identità "diabolica" , sfidò Lucifero a rivelarsi tale trasformandosi in una moneta. Il Diavolo, in questa storia come in molte altre, è piuttosto tonto e quindi accetta la sfida lasciando che Jack afferri la moneta, ossia lui stesso, mettendosela nella tasca dove c'era già anche una croce intrappolandolo. Il Diavolo pregò Jack di liberarlo e l'umano glielo concede al prezzo della propria liberazione dalle "pene dell'Inferno". Ma il Diavolo, si sa, ritorna. La storia si ripete uguale, ma Jack stavolta lo sfida a raggiungere la cima più alta di un albero. Il solito tonto accettò ancora  ritrovandosi appollaiato su un albero dove il solito Belzebù-"capra" crede di aver vinto stavolta...mah!...Jack segnando una croce sul busto dell'albero lo intrappola nuovamente. A questo punto sembrerebbe che la storia sia tutta qui ma la parte davvero interessante della storia non è che Jack si liberi definitivamente del Boss dell'Inferno bensì ciò che accadde dopo. Prendo fiato e procedo. Prima o poi, anche questo si sa, si arriva alla fine di questa lunga avventura che è la vita e così anche Jack affrontò la sua dipartita. Una volta morto la sua anima si reca in Paradiso ma Dio, pur nella sua sconfinata misericordia, non lo fa entrare: Jack è stato nominato colpevole per aver preso in giro qualcuno durante la sua vita (seppure fosse l'antagonista del Boss Supremo). -Mmmm, che storia pazzesca.- Jack, quindi, si vede costretto ad elemosinare un posto all'entrata dell'Inferno - per certi versi questa cosa mi ricorda la fine dell'università di molti giovani brillanti. Ci si può immaginare la reazione del Diavolo a questo punto! Manco Lucifero gli dà asilo. Jack ormai messo alla porta da tutto il possibile vicinato, si vede costretto a camminare ramingo per le tenebre dell'oblio costruendosi una lanterna d'emergenza con una patata scavata all'interno della quale pose un pezzo di brace recuperata alle soglie dell'Inferno. Jack era uno spirito in cerca di un posto dove riposare eternamente: i lumini nelle patate in Irlanda, nelle zucche negli USA (e da noi) sono messi davanti alle soglie di casa per scacciare gli spiriti come lui, quelli che né il Diavolo né Dio li ha accolti. Per chiarire: le lanterne indicano che per Jack e  tutti quelli ignavi come lui da noi non c'è posto
A me 'sta storia mi ha messo tristezza, perché bisogna scacciare 'sti poveretti? Mi son detta che se mettessi zucche e patate con i lumini davanti alla porta sarebbe per dare a Jack la possibilità di farsi più luce, di sostituire la piccola brace che, ormai, nei secoli, sarà del tutto esaurita. 
E, infine, perché tutto questo non viene raccontato ai piccoli? Amerebbero Jack, io credo, come, da oggi, lo amerò io. Chi di noi non si è mai sentito un po' Jack, in fondo?
Concludo questo post sperando che si trovi, sempre, un porto sicuro durante e dopo la vita.

martedì 9 ottobre 2012

Niente da dichiarare

Mi sono resa conto che negli ultimi tempi l'angoscia che mi opprime mi rende penosissima. Fondamentalmente, io che ero quella che non desiderava mostrare le sue fragilità, adesso straripo di voglia di vendetta, di pianti isterici e a volte anche di urla verso chi, evidentemente, nulla ha a che fare con questo mio stato. I poveri malcapitati abbozzano in questo eterno imbarazzo al quale li costringo, si sentono in dovere di consigliarmi cose che sarebbe meglio non seguire e autorizzati ad esprimere un opinione. Ma un'opinione è un'opinione, tutto quello che, spesso, serve è solo un po' di calore e compagnia.
Tra due giorni tutto finisce ma io voglio ripartire. Benché vorrei essere orizzontale, finalmente.



I Am Vertical

But I would rather be horizontal.
I am not a tree with my root in the soil
Sucking up minerals and motherly love
So that each March I may gleam into leaf,
Nor am I the beauty of a garden bed
Attracting my share of Ahs and spectacularly painted,
Unknowing I must soon unpetal.
Compared with me, a tree is immortal
And a flower-head not tall, but more startling,
And I want the one's longevity and the other's daring.

Tonight, in the infinitesimallight of the stars,
The trees and the flowers have been strewing their cool odors.
I walk among them, but none of them are noticing.
Sometimes I think that when I am sleeping
I must most perfectly resemble them--
Thoughts gone dim.
It is more natural to me, lying down.
Then the sky and I are in open conversation,
And I shall be useful when I lie down finally:
Then the trees may touch me for once, and the flowers have time for me.